Riferimento bibliografico

Jongenelis MI, Jackson B, Newton RU, Pettigrew S. Longitudinal associations between formal volunteering and well-being among retired older people: follow-up results from a randomized controlled trial. Aging Ment Health. 2022 Feb;26(2):368-375. doi: 10.1080/13607863.2021.1884845. Epub 2021 Feb 11. PMID: 33571004.

 

In sintesi

L’attività di volontariato è riconosciuta come una potenziale risorsa per migliorare la salute psicosociale degli anziani. Questo studio sperimentale ha indagato le relazioni connesse tra l’impegno dedicato ad attività di volontariato e l’impatto sulla soddisfazione per la propria vita, sulla sensazione di avere uno scopo e sul senso di crescita personale; si può concludere che promuovere la partecipazione ad un’attività di volontariato potrebbe rappresentare un intervento efficace per un invecchiamento in buona salute.

 

Il contesto e il punto di partenza

Le popolazioni di tutto il mondo stanno invecchiando rapidamente, e questo determina un interesse crescente per quanto promuove la longevità, accompagnata da capacità funzionale e benessere psicologico. Secondo l’“Activity Theory of Aging” è più probabile che si verifichi un invecchiamento in buona salute quando gli anziani mantengono il loro impegno nelle attività sociali e produttive; queste, infatti, proteggono gli anziani dal senso di inutilità sociale che può caratterizzare la terza età e aumentano la soddisfazione personale. Il tempo dedicato al volontariato, come mezzo attraverso il quale le persone possono continuare a contribuire alla comunità e a interagire con gli altri, rappresenta un’attività che potrebbe essere prescritta dagli operatori sanitari come intervento per favorire un invecchiamento sano e offre un’opportunità per migliorare la salute psicosociale degli anziani.

 

Le caratteristiche dello studio

Lo studio di cui ci occupiamo è uno studio randomizzato e controllato a gruppi paralleli. I partecipanti anziani idonei (n = 559), di origine australiana e residenti in comunità, sono stati randomizzati, attraverso un’analisi generata dal computer, in due gruppi: gruppo di intervento (n = 280) e di controllo (n = 279).

Al gruppo di intervento è stata chiesta la partecipazione ad attività di volontariato riconosciuto con un minimo di 60 minuti alla settimana, durata scelta in base a quanto documentato da precedenti studi. Tutti i partecipanti allo studio erano in cieco, ovvero non ne conoscevano lo scopo .
I criteri di inclusione erano: un’età maggiore di 60 anni, nessun impegno nel volontariato formale nei 12 mesi precedenti ed essere pensionato senza alcuna ulteriore attività remunerata. I dati riportati sono stati raccolti tramite auto indagini, somministrate al tempo basale e ai follow up a 6 e a 12 mesi.

Per ragioni etiche, al braccio di controllo non è stato consigliato di astenersi dal fare volontariato: le condizioni sono state verificate in seguito. Al follow up infatti, i partecipanti hanno riferito l’eventuale impegno in attività di volontariato negli ultimi sei mesi (opzioni di risposta sì/no). A coloro che hanno risposto positivamente è stato chiesto di riportare il numero di organizzazioni per le quali avevano prestato servizio volontario e il numero medio di ore settimanali ad esso dedicate, per valutare la conformità alla partecipazione allo studio; quelli del gruppo di intervento che hanno risposto negativamente riguardo all’impegno nel volontariato nei 6 mesi precedenti o che avevano prestato volontariato per meno di 60 minuti a settimana, sono stati ritenuti non conformi, così come sono stati ritenuti non conformi quelli inseriti nel gruppo di controllo che hanno risposto “sì” al volontariato.

Gli outcomes, misurati attraverso scale validate, includono sintomi depressivi, benessere psicologico, benessere mentale, misurazione dell’autostima, autoefficacia, senso di avere uno scopo nella vita, crescita personale, soddisfazione della vita e interazione sociale.

 

I risultati ottenuti

I risultati dimostrano come al follow-up a 6 mesi le variabili non differiscano significativamente tra i due gruppi, suggerendo che l’impatto del volontariato potrebbe richiedere del tempo per manifestarsi e che è più probabile che i benefici si osservino nel medio-lungo termine. Dato però che i risultati al follow-up a 6 mesi tendevano comunque ad andare nella direzione prevista, è possibile che i benefici del volontariato abbiano iniziato ad emergere anche a breve termine, ma non nella misura richiesta per raggiungere la significatività statistica.

Miglioramenti significativi si osservano dopo più tempo tra i soggetti del braccio di intervento sulle variabili della soddisfazione di vita, dell’interazione sociale, dello scopo nella vita, dell’autostima e della crescita personale. In particolare, è stato riscontrato che in un periodo di 12 mesi all’inizio del volontariato si associa un aumento significativo del numero di anziani soddisfatti della propria vita, che descrivono di avere
uno scopo e una crescita personale.

Inoltre, questi risultati sottolineano che, impegnandosi in attività sociali e/o produttive attraverso il volontariato, si possono avere importanti benefici sulla salute e, che la prescrizione del volontariato, promuove un invecchiamento sano.

I risultati suggeriscono anche che i primi benefici si verificano a livello fisico e successivamente a livello psicologico.

È incoraggiante notare come i partecipanti al gruppo di intervento abbiano scelto di continuare a fare volontariato anche successivamente.

 

Limiti dello studio

Lo studio presenta diverse limitazioni. In primo luogo, è stata persa al follow-up una minoranza di partecipanti, che avevano una condizione di salute peggiore rispetto a coloro che hanno continuato a far parte dello studio. In secondo luogo, la generalizzabilità dei risultati sulle persone anziane è ridotta poiché il campione presenta un buono stato di salute psichica.

Infine, le procedure adottate per il reclutamento nello studio richiedevano ai partecipanti di autoselezionarsi, volontariamente, con il rischio di generare distorsioni .

 

Quale la novità

Raccomandare ai loro assistiti di svolgere attività di volontariato da parte dei professionisti della salute potrebbe migliorare la fidelizzazione dei volontari, incentivando e promuovendo a livello globale questo “stile di invecchiamento sano” con importanti ricadute non solo sui singoli individui, ma anche sul contesto sociale.

 

Quali le prospettive

Incoraggiare la partecipazione ad attività di volontariato potrebbe costituire un efficace fattore a favore dell’invecchiamento in buona salute, con un forte impatto sui benefici psicologici e sociali. Si possono studiare molte opportunità di volontariato , anche in base alle diverse attitudini o background personali, valutando nel dettaglio, attraverso studi ulteriori, l’effetto in contesti differenti come, ad esempio, nei rifugi per cani, nell’ambito del terzo settore, negli ambiti scolastici o della sanità e via dicendo.

 

A cura di Milena Gigliotti, Elena Tiso, Cinzia Rollino


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