Tutti noi conosciamo il sesamo per il suo uso in cucina e per l’aroma inconfondibile che conferisce a panini per hamburger e ai grissini. Molti, invece, non sanno che l’uso del sesamo è noto sin dall’antico Egitto dove non solo veniva utilizzato in cucina ma anche per preparare profumi e medicine.
Anche nella cucina tradizionale indiana, il sesamo occupa un ruolo prominente e in molte civiltà era addirittura considerato un simbolo sacro.
Gli usi del sesamo nella storia
La specie più diffusa di sesamo, Sesamum indicum, è considerata una delle più antiche colture di semi oleosi ad essere stata addomesticata e coltivata dagli esseri umani. Viene coltivata nei campi, raggiungendo altezze fino a 1,5 m. I fiori di sesamo possono avere colori diversi, come bianco, blu o viola, e una singola pianta può produrre dai 500 ai 5.000 semi a seconda della varietà, delle condizioni di crescita e delle tecniche di coltivazione.
Nell’antichità, il sesamo era utilizzato principalmente come fonte di olio (per alimentare lampade ad esempio), ma svolgeva anche altre funzioni. Infatti, veniva utilizzato in medicina per aiutare nella prevenzione delle malattie in tutta l’Asia per migliaia di anni. Lo stesso Ippocrate ne esaltava le proprietà terapeutiche. Inoltre, i cinesi erano soliti bruciare l’olio di sesamo per ottenere fuliggine per la produzione dell’inchiostro. Ancora, nella sua forma pura, l’olio di sesamo era anche utilizzato dall’esercito greco come sostentamento energetico per i soldati e, a Roma, i semi di sesamo servivano come base per una pasta popolare preparata insieme al cumino. I primi assiri credevano persino che il vino di sesamo fosse bevuto dagli dei durante la creazione del mondo.
Il sesamo nella ricerca di oggi
La moderna ricerca ha scoperto che questi semi speciali contengono numerosi composti bioattivi liposolubili e polifenoli e, pertanto, possono essere considerati una preziosa fonte di integratori alimentari e alimenti funzionali.
L’analisi della composizione chimica del sesamo mostra che il seme è un’importante fonte di olio (44–58%), proteine (18–25%), carboidrati (∼13.5%) e ceneri (∼5%). La componente predominante sono i lipidi (soprattutto polinsaturi o monoinsaturi), mentre le proteine sono di alto valore biologico poiché il contenuto di aminoacidi essenziali è molto simile a quello del corpo umano. Inoltre, il sesamo è ricco di oligoelementi come calcio, fosforo, zinco, selenio, rame e ferro anche se il calcio potrebbe andare perduto nel momento in cui il seme di sesamo venga decorticato.
Anche le vitamine rappresentano una certa porzione della componente nutritiva del sesamo, in particolare la vitamina B6, E ed A sono quelle più abbondanti.
Oltre alle sostanze nutritive, i semi di sesamo contengono tutta una serie di principi biologicamente attivi, quali sesamina, sesamolina, sesamolo, sesaminolo, sesamolina fenolo e altri ingredienti appartenenti alla famiglia dei lignani, che conferiscono ai semi di sesamo molteplici azioni benefiche.
Come in ogni alimento, anche nel sesamo sono presenti piccole quantità di “anti-nutrienti” come l’acido ossalico, l’acido fitico e i tannini, che se assunti in eccesso portano a malassorbimento intestinale e un maggior rischio di calcoli renali per l‘accumulo di minerali e proteine. Tuttavia, utilizzando moderni metodi di lavorazione dei semi, è possibile ridurre questi anti-nutrienti. In ogni caso, nonostante la presenza di piccole quantità di componenti non propriamente benefici, i semi di sesamo sono considerati un alimento altamente consigliato nella dieta, sebbene un’assunzione troppo abbondante possa determinare effetti collaterali quali problemi metabolici e cardiovascolari.
Le proprietà della sesamina
Tra i composti bioattivi del sesamo sopra elencati, la sesamina più di ogni altro, ha attirato l’interesse dei ricercatori poiché secondo le ricerche favorisce l’abbassamento dei livelli di glucosio e di colesterolo nel sangue, agisce nella prevenzione contro le malattie cardiovascolari e il cancro e allevia la sindrome post – menopausale. Inoltre, numerosi studi hanno riportato che i lignani naturali presenti nei semi di sesamo hanno effetti antinfiammatori, antiossidanti, antitumorali, antipertensivi, anti-colesterolo e altri forti effetti bioattivi.
Analizziamo nel dettaglio i principali effetti.
Effetto antiossidante
Lo stress ossidativo è definito come la produzione eccessiva di radicali liberi (specie reattive dell’ossigeno, ROS) che interrompono l’omeostasi dell’equilibrio antiossidante per compromissione del meccanismo “redox”, il quale ha il compito di mantenere in equilibrio la produzione e la rimozione dei radicali liberi. L’effetto antiossidante del sesamo può essere determinato dalla sesamina, la quale è in grado di inibire la produzione di ROS aumentando le attività degli enzimi antiossidanti catalasi e superossido dismutasi.
Effetto anti-infiammatorio
Le risposte infiammatorie svolgono un ruolo importante nell’eliminazione dei patogeni invasivi durante le fasi iniziali dell’infezione e nella riparazione dei tessuti danneggiati. Tuttavia, l’infiammazione cronica rappresenta il primo passo verso molte malattie tra cui il cancro. Secondo numerosi studi, il sesamo ha potenti proprietà antinfiammatorie grazie all’azione della sesamina. E’ stato scoperto che la sesamina è in grado di sopprimere l’espressione di iNOS (ossido nitrico sintasi inducibile) e COX-2 (cicloossigenasi-2) che sono enzimi coinvolti nella genesi dell’infiammazione.
Effetto di riduzione del colesterolo ematico e di regolazione dei lipidi
Sempre la sesamina sembra essere in grado di influenzare i passaggi chiave nel metabolismo degli acidi grassi e del colesterolo e di ridurre i livelli di lipoproteine LDL, VLDL e trigliceridi, elementi che notoriamente innescano l’aterogenesi, nonché di aumentare i livelli di HDL ateroprotettivi.
Effetto ipoglicemizzante
Studi sperimentali hanno dimostrato che l’olio di sesamo può aiutare a ridurre le complicanze del diabete. I risultati hanno mostrato che il consumo di olio di sesamo ha ridotto significativamente l’iperglicemia e altri biomarcatori dello stress epatico, oltre a proteggere la salute del cuore e dei reni.
In uno studio di intervento dietetico è stata riscontrata una glicemia a digiuno e postprandiale significativamente più bassa in pazienti con diabete di tipo 2.
Protezione del sistema cardiovascolare
L’integrazione con sesamina è in grado di ridurre significativamente il peso corporeo, l’indice di massa corporea e la pressione sanguigna sistolica, suggerendo che la sesamina sia in grado di diminuire i fattori di rischio cardiovascolare nei pazienti a rischio. In aggiunta, è stato dimostrato come la sesamina sia capace di ridurre il peso del cuore, in particolare del ventricolo sinistro, e le dimensioni dei cardiomiociti, riducendo significativamente il danno mitocondriale e delle miofibre e sopprimendo così il progressivo aumento della pressione sanguigna sistolica. Accanto a studi sperimentali, vi sono studi clinici che hanno dimostrato come la somministrazione orale di sesamina per 4 settimane sia stata capace di ridurre significativamente la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e l’intervallo QTc nei pazienti con diabete di tipo I.
In conclusione, possiamo dire che, partendo da esperienze e tradizioni millenarie, i recenti studi scientifici (chimici, biologici e nutraceutici) hanno gettato una nuova luce sul valore salutare del sesamo. Tuttavia, come in altre occasioni, è bene mettere in guardia i lettori da un uso smodato di questi semi e del loro olio, così come per tutti i prodotti naturali e nutraceutici. Ricordiamo sempre che, nel corpo umano, il troppo è nocivo quanto il poco.